Bruno Tognolini
FILASTROCCHE DEI BAMBINI
Raccolte "sul campo", cioè nelle scuole italiane, che son fiorite di lingue e lontananze,
o in scuole internazionali d'altri paesi, o spedite e regalate da figli di amici lontani






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Mi accade, dopo un ventennio di giri indefessi per tutte le scuole d'Italia, di stufarmi a un bel punto di dire ai bambini le mie filastrocche, e volere sentire le loro. Solo ora, che ci penso per scriverlo, mi accorgo di applicare in fondo il vecchio modello operativo di Eugenio Barba del suo Odin Teatret, che affonda nel mio humus giovanile di formazione: il Baratto. Vi do le mie, cosa mi date in cambio?

Non farò qui trattazioni etnologiche sull'eccellenza e la vitalità delle mille irriducibili ubique culture minori: queste filastrocche, semplicemente, sono belle. Sono vive e guizzanti nella voce dei bambini che le dicono. Quelle voci nel dialetto, nella Mamma Lingua del lessico famigliare e nella Zia Lingua del gioco, sono ruscelli sonori e sicuri di gioia, che qualunque orecchio appena un po' poeta e musicista capisce e gode a primo ascolto. E ci si chiede a margine, ma senza soffermarsi, su quale mai biforcazione del sentiero, su che scambio ferroviario questa gioia-gioco, nello studiare le poesie a scuola, e nella voce noiosa-annoiata che poi le ridice, tanto si spenga poi nella "cantilena". Ma di ciò altrove: io per ora me le godo, le ammiro e le invidio, d'invidia felice: invidioso di non averle scritte io, e felice che le abbia comunque... scritte? No: scritte no. Che le abbia fatte qualcuno (la poesia è "poiesis": si fa).

Neppure mi inoltrerò in disamine filologiche su nature e strutture dei componimenti orali che ho raccolto (e ancora vado raccogliendo), e che qui propongo. Farò soltanto una rozza bipartizione, provvisoria e funzionale, in Filastrocche e Poesie.
1) FILASTROCCHE sono quelle senza firma, o meglio (come dico nelle scuole) con mille firme scritte una sull'altra, così che non se ne legge nessuna: le firme di tutti i bambini poeti che le hanno inventate, imparate da altri bambini, ripetute giuste, ripetute sbagliate, e in questo senza mai fine reinventate; insomma, la bella fiumara di Filastrocche Puerili Collettive che scorre nei millenni fino a noi;
2) POESIE sono quelle firmate (comprese le mie, benché io stesso le chiami filastrocche), non imparate nel gioco da altri bambini ma nella scuola o a casa dagli adulti; ma questa raccolta in fondo ne conta ben poche.

Che uso faccio e farò di queste rime, che continuerò a raccogliere e cresceranno in quantità e bellezza, in parte lo si può vedere già ora nei miei incontri coi bambini e coi grandi; e in parte io stesso lo ignoro, e conto di scoprirlo nel lavoro. Per ora le metto accanto agli altri due grandi fiumi di formazione da cui discende, quale che sia, la mia poesia. Il primo, la poesia: dai padri Dante, Petrarca, Ariosto, passando per Eliot e Borges e Montale, fino a Quarenghi e Vecchini e Carminati. Il secondo: la madre musica, dal Rock al Folk al Blues, dal Rithm&Blues al Rap, e altre più elusive e pervadenti. E ora ecco, terzi e ultimi, ma solo nella sorpresa: i fratellini della Poesia Puerile.

E sentite che bellezza.



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Pagina creata il 9 luglio 2016. Aggiornata l'ultima volta il 10 luglio 2016


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